Ben-Essere alla Sala del Té

IMG-20150629-WA0003Le persone hanno sempre cercato la via per la felicità ed il modo per stare bene; purtroppo non è sempre facile raggiungere e coltivare queste dimensioni; talvolta non è nemmeno chiaro cosa per noi sia, la felicità, e cosa noi possiamo fare per conquistarla.

Un proverbio tibetano recita: se sei infelice è tutta colpa tua; con questa serata vorremmo avviare una riflessione su cosa ci fa stare bene e quali desideri covano in noi; su come, invece, costruiamo delle gabbie che ci fanno soffrire e su come possiamo avviare e proseguire una nuova esperienza di benessere.

L’incontro si svolgerà alla Sala del Té Teatro Noh, Lunedì 6 luglio alle ore 20.30, dove davanti ad una tazza profumata, daremo spazio alla riflessione e ci confronteremo su un tema che accompagna l’uomo dagli albori.

Homo Narrans

libro raccontiOggi volevo spendere alcune righe su una riflessione teorica, sperando di non tediarvi troppo.

Le persone spesso danno per scontata la propria realtà: si crede, ed è anche utile a volte, che il mondo sia proprio come lo vediamo, che la realtà sia quella e basta. Poi capita che ci troviamo davanti a culture che ci riportano scenari completamente diversi e il mondo si sgretola. Si può allora, diventare consapevoli di come l’osservatore stesso costruisca, almeno in parte, la propria realtà, con gli strumenti che ha a disposizione: biologia, fisica dell’essere umano, ma anche la sua cultura, i suoi schemi, pensieri, interpretazioni, i suoi desideri, le delusioni, i sentimenti, le aspettative sul mondo e gli altri… s’intesse, così, una rete che ci permette di raccogliere pezzi di mondo, organizzarli e dare loro un significato.

Questo processo avviene anche attraverso le narrazioni, le storie… le favole stesse che ci raccontiamo per intrattenerci (da bambini e da grandi) trasmettono strumenti, valori, opinioni, anticipazioni, dover essere … per operare nel mondo. Per usare una metafora di Fischer (cit. Poggio 2004 ) noi siamo Homo Narrans: viviamo di storie e racconti, che ci fanno crescere e ci permettono di organizzare l’esperienza, di conoscere e di conoscerci. Bruner, un grande psicologo, parla di istinto narrativo che ha portato l’umanità a scambiarsi, nei secoli, storie come linfa vitale al pari del cibo.Story-selling

La nostra stessa identità, quello che io sono, assume una forma, indefinita, attraverso le storie: abbiamo in noi mille personaggi, stati di essere con loro emozioni, rappresentazioni reazioni; che vivono in diversi momenti, in relazione a diverse persone. Quando narriamo e storicizziamo creiamo una rappresentazione di noi stessi integrata, un personaggio che si muove nel tempo e si sente, mettendo insieme la nostra consapevolezza e auto-rappresentazione in un intreccio di pensieri ed emozioni.

La storia della nostra identità ci aiuta ad integrare ed elaborare quello che sappiamo su di noi, a raccogliere la nostra autobiografia, dare un senso a quello che siamo stati, a quello che siamo ora e a quello che saremo: alla luce del racconto che stiamo vivendo in interazione con gli altri, intrecciando le nostre storie alle loro, diventiamo noi stessi.

La montagna dell’Amore di Foyrdace

Qualche tempo fa ho parlato dei fattori che ci permettono di coltivare il nostro benessere. Fordyce, nel descrivere come diventare persone felici, spiega che i rapporti intimi possono essere un’importante fonte di benessere (o malessere). Aspetto tanto ovvio quanto davvero importante.

Ma quali sono i fattori che consentono ad una coppia di avere successo e permettono ai partner di essere felici?

Alcuni elementi che andremo a ricordare appaiono scontati, ma sono tutti elementi confermati dalle ricerche, inoltre, spesso sapere cosa ci farebbe stare bene, non vuol dire riuscire davvero ad ottenerlo; in fondo tra il dire e il fare …

Osservando persone felici in coppia, cosa possiamo vedere?

Innanzitutto sono individui che stanno bene come singoli, che sanno riconoscere i propri bisogni, soddisfarli da sé, sono autosufficienti e si sentono auto-realizzati: il partner non è un surrogato o una stampella di una qualche necessità.

Come potrebbe essere una relazione improntata su delle necessità? Come ci sentiremmo se l’altro fosse l’unica nostra soluzione al mondo per un bisogno importante? E viceversa, se sapessimo che l’altro crollerebbe senza di noi ? In entrambi i casi, ci sentiremmo liberi di muoverci ? Chi potrebbe, sempre, in ogni momento, rispondere perfettamente alle necessità di qualcun altro?

Partendo da una o più perone sane, quali fattori permettono di coltivare una buona relazione romantica?

Foyrdace ne individua 12, dei passaggi che ordina nella “montagna dell’amore”.montagna amore

  1. Socievolezza e contatti: altrimenti come potremmo incontrare persone e La Persona?

  2. Attrazione: la scintilla che fa scattare la voglia di stare vicini, conoscersi meglio. Può partire dal fisico o dal mentale, ma poi entrambi gli ingredienti devono far parte della “pozione magica”

  3. Somiglianza: attitudini, valori, stile di vita affini e compatibili che permettano di costruire un progetto di coppia. Sono nelle coppie infelici, gli opposti si attraggono, ma per compensare a reciproche mancanze.

  4. Compatibilità: sentirsi in armonia, confrontarsi condividere.

  5. Comunicazione: è l’essenza della relazione. Poter parlare serenamente, condividere, aprirsi, accogliersi reciprocamente.

  6. Onestà: rimanda anche all’essere ed esprimere se stessi.

  7. Capirsi:elemento decisivo e connesso alla comunicazione e onestà. Comprendere chi si ha davanti e sentirsi capiti. Quali emozioni nascono in noi, se il nostro partner ci capisce? Ammettiamo anche che non condivida, ma sappiamo che comprende quello che sentiamo e stiamo dicendo? Viceversa, come ci sentiamo se capiamo l’altro?

  8. Accettazione

  9. Rispetto. Sentire che l’altro ci rispetta e sentire che noi rispettiamo l’altro, al di là di tutto, al di là degli inevitabili screzi. Cosa vuol dire il rispetto in una coppia?

  10. Fiducia: la più difficile da costruire, la più facile da distruggere.

  11. Crescita: un rapporto sano, di accettazione, fiducia e rispetto consente all’individuo di crescere, relazionandosi con persone sane, come persona saae. Sicrea uno spazio evolutivo dove gli individui possono aiutarsi reciprocamente nel coltivare se stessi come singoli e nella coppia.

  12. Amore: è la cima della montagna che si fonda sulle undici fasi precedenti. Può esistere in modo a se stante, ma allora è come trovarsi senza le fondamenta.

Cosa facciamo, che ci aiuta a comunicare?

Cosa vuol dire comunicare?

Quali sono le caratteristiche di una comunicazione?

Ci sono molte teorie sulla comunicazione, ognuna ne coglie un’aspettato e ci permette di riflettere.

A me piace molto l’etimologia del termine: “communis” ossia mettere in comune, condividere pensieri, emozioni, informazioni…

Noi, in particolare, ci fermeremo su un tipo particolare di comunicazione tra persone: c’è qualcuno che invia un messaggio ad un’altra persona, attraverso uno strumento (ad esempio la parola) con un canale ( aria, telefono, ambiente …). Durante questo processo, possono succedere molte cose che riducono l’efficacia della comunicazione, più o meno oggettive. Purtroppo non è questa la sede per analizzarle tutte, ma c’è un elemento che a mio avviso è particolarmente importante: parliamo sempre di significati, di prospettive e comunicando è molto più importante la valutazione soggettiva, le prospettive, gli strumenti di lettura della realtà, che il contenuto stesso del messaggio.

teoria matematica comunicazione

L’osservazione che non è il contenuto puro da noi trasmesso ad arrivare all’altro, ma che questo viene modificato da come l’interlocutore pensa,a scolta, da cosa crede, dalle emozioni che prova in quel momento, ci permette di comprendere come mai, il messaggio che inviamo, arriva sempre modificato ( principio di comunicazione di Bennis).

principio bennis

Cosa possiamo fare per ridurre il più possibile la discrepanza tra quello che vorremmo trasmettere all’altro e quello che lui/lei comprendono? Ci sono alcune semplici strategie che tutti siamo già in grado di usare e che, adottate consapevolmente, ci possono aiutare.

  • Avere presente chi abbiamo davanti: bambino? Adulto? Testardo? Flessibile? Esperto?
  • Qual’è il nostro obiettivo? Cosa volgiamo fare? Trasmettere informazioni? O anche qualcos’altro?
  • Quale linguaggio stiamo usando e quale è meglio usare?
  • Feedback: che effetti sta avendo la mia comunicazione? Come mi sta guardando? Che reazioni ha la persona? Posso anche chiedere esplicitamente: tutto ok? È chiaro? Come va?amigavelmente
  • Riformulare e riprendere quanto detto dall’altro: la persona si sente, solitamente, ascoltata; possiamo verificare se noi abbiamo compreso quello che ci voleva dire. Intendevi dire che…?

Cosa rende, invece, inefficace una comunicazione?

  • Irrigidirsi su alcuni modi di vedere e di pensare: si è sempre fatto così, solo così è giusto, c’è un solo modo di vedere e fare le cose… (da entrambi i lati della comunicazione)
  • Attribuire solo agli altri la responsabilità: con lui/lei non c’è nulla da fare. La comunicazione è sempre un gioco a due!
  • Quando i pregiudizi operano sotto la soglia della consapevolezza. Le donne non comprendono nulla di motori…
  • Quando agiamo secondo regole implicite disfunzionali: tutti dovrebbero sempre capire; dev’essere per forza così… qualsiasi momento in cui ci diciamo è terribile, è insopportabile , devo/devono o non devono/non devo…

Per oggi solo alcuni spunti, ma prossimamente torneremo a parlare di comunicazione.

A voi, quali aspetti della comunicazione potrebbero interessare?

Corsa ad ostacoli verso l’Assertività.

Quante volte ci capita di rispondere sì ad una richiesta che ci pesa?

Quante altre ci accorgiamo di essere stati ingiustamente aggressivi?

Questi sono esempi di due comportamenti estremi (passività e aggressività), maper fortuna non sono le uniche scelte a nostra disposizione: noi possiamo anche far valere i nostri diritti senza prevaricare quelli degli altri. Sto parlando dell’Assertività (spesso confusa con l’imparare ad imporsi), ossia: conoscere se stessi, i nostri desideri, comprendere le emozioni (nostre e altrui) e rispettare tutte le persone.

Assertività significa parità tra gli individui, coltivare doti e interessi, difenderci senza ansia (ho il diritto di difendermi, di dire no), esprimere con facilità ed onestà quel che provo, esercitare e rispettare i diritti di tutti.

Non è facile però, diventare assertivi.

Cosa ci impedisce di fare quanto sopra descritto? Che probabilmente per l’ennesima volta sembra un po’ la scoperta dell’acqua calda? (quanto ne sapremmo, di cose che ci farebbero stare bene e quanto poco le attuiamo?).

Spesso le persone percepiscono assertività come uno stile aggressivo che non le si adatta e che, magari, rischia di allontanare i nostri cari: se dico al mio compagno che non sopporto che mi risponda male quando è stanco, magari si offende e ci resta male, magari non m vuole più bene come prima, magari …

Altre volte abbiamo la sensazione che l’aggressività sia l’unica via per far valere i nostri diritti, anche calpestando gli altri: nel breve termine potremmo ottenere quello che vogliamo, ma se distruggiamo sempre gli altri, questi come si sentiranno? Quanto a lungo ci sopporteranno?

C’è anche da dire che alle volte, la buona educazione, sopratutto per le donne, ci spinge un po’ alla passività: la gentilezza diventa un non saper dire di no, nemmeno quando servirebbe.

Non è neppure così facile ammettere che ho dei diritti, che posso dire no. Se sono stanca e sovraccarica di impegni, anche se la mia migliore amica mi chiede di uscire e sono due settimane che non la vedo, posso rimandare, ma quanti di noi riescono davvero? E senza sentirsi in colpa?

E le conseguenze? Alle volte sapremmo benissimo che dovremmo dire di no, che ne abbiamo il diritto, ma temiamo come l’altro potrebbe reagire. Ma davvero, un’amica, che ci vuole bene, potrebbe toglierci la parola per sempre, se le dicessimo: mi spiace davvero tanto, avrei piacere ad uscire con te, ma sono davvero troppo stanca, che ne dici se prendiamo un aperitivo dopodomani?

Infine ci sono persone che sanno riconoscere i propri diritti, che non hanno paura di affrontare le conseguenze (reali o immaginarie) di un comportamento assertivo, che temono le reazioni dei propri cari … ma non sanno come fare…

E voi?

Siete capaci di dire no a delle richieste che sentite ingiuste nei vostri confronti? Sapere riconoscere quando siete voi, a fare richieste eccessive ? (nessuno

è sempre passivo o sempre aggressivo).